Tropical Milano, il racconto cinematografico di Erez Nevi Pana

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a diversi atteggiamenti individuali e collettivi nei confronti dei cambiamenti ambientali. Parlando di disastri e catastrofi naturali si possono notare comportamenti che vanno dalla tendenza alla «sovrastima» (spesso seguita da sentimenti di ansia e di impotenza) alla tendenza alla «sottostima» fino agli estremi della totale negazione dell’evento «denegazione del pericolo» (Massimo Cuzzolaro, Luigi Frighi, 1991). Nel tempo questi atteggiamenti hanno determinato, nella maggior parte dei casi, orientamenti e comportamenti politici e legislativi nazionali e internazionali dando vita a strutture, fondazioni e comunità.

Si tratta di un sostrato storico e culturale che non possiamo ignorare approcciandoci all’arte del designer israeliano Erez Nevi Pana, autore della recente video-installazione presentata durante l’edizione appena conclusa della Milano Design Week: Tropical Milano è un racconto cinematografico sull’innalzamento globale delle temperature prendendo come esempio di studio la città di Milano, già particolarmente interessata dall’inquinamento atmosferico.

Erez Nevi Pana ha realizzato una sceneggiatura attraverso l’utilizzo di materiali autoprodotti (come la zanzariera cocoon realizzata a mano e autocoltivata dallo stesso designer). La video-installazione mette in scena uomini avvolti in bozzoli. Tutt’attorno la vegetazione, silente e inesorabile, alla conquista dello spazio circostante.

Come scrive la curatrice, Maria Cristina Didero, «questa mostra vuole dare uno sguardo su uno scenario possibile, in cui Milano diventa una città tropicale e la coltivazione estensiva delle banane diventa uno dei pochi metodi di sopravvivenza che i nuovi uomini possono utilizzare». Sopravvivenza e annichilimento sembrano essere le parole che sovrastano il sound techno di Nimrod Gorovich ad accompagnamento delle immagini.

L’urgenza del racconto è racchiusa nell’immagine dell’uomo intrappolato in un luogo asfittico dal quale è impossibile (o forse impensabile?) prendere una decisione sul presente che ormai sta divorando il mondo come lo conosciamo. Uno scenario apocalittico che riproduce «la tragica realtà di cui siamo permeati: invasioni di zanzare, monocolture (ampie produzioni monocolturali), e limitate scorte di cibo. Il tempo sembra rallentare (avremmo dovuto risvegliarci molto tempo fa) in contrasto con il noto fascino e il glamour della città di Milano, che scompare digerita e inglobata da una preoccupante giungla di banani».

L’esperienza immersiva di Tropical Milano mette in discussione il presente per disegnare nuovi scenari futuri basati su modelli di economia circolare, sostenibile e inclusiva che tengano conto non solo dell’uomo nella sua unicità ma del suo valore in relazione al territorio e all’ambiente perché come dice un antico proverbio dei nativi americani, «La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra».